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Coreografia di Manfredi Perego
con i danzatori del Balletto Teatro di Torino (6 danzatori)

 

 

Choreography by Manfredi Perego
Dancers of Balletto Teatro di Torino (6 dancers)

“Capita a volte di ascoltare il vento. Succede altre volte di affidargli quei pensieri che a nessun altro puoi affidare. Non sarò né il primo né l’ultimo a farlo, anzi ricercando sull’argomento sono rimasto sorpreso da come attraverso i secoli persone e personaggi più o meno noti, hanno dedicato al vento frasi, poesie, pensieri… ma più che un dedica mi pare un’affidamento.

Come se il movimento dell’aria permettesse un passaggio tra me ed il luogo, e si creasse un sorta di liberazione, o se non quest’ultima almeno una transizione fisica, emotiva, non definibile, per ognuno differente ed unica.

Lasciarsi attraversare improvvisamente o volutamente, ma permettere di arrivare nel profondo, essere derubati in modo consenziente o no, di una piccola parte dei nostri pensieri profondi.

Cosa rimane nelle line del vento, non vuole essere una descrizione del fenomeno atmosferico, ma il tentativo di raccontare, di parlare appunto di quello che succede a me, quando vengo sorpreso o ricerco il fenomeno vento.

L’haiku che accompagna ogni mio lavoro sarà ricercato assieme ai danzatori, in modo che oltre al processo di ricerca fisico, ci sia anche un’approccio privato, di condivisione e in ultimo di definizione della sinossi più pura del lavoro.”

Manfredi Perego

 

 

“Sometimes you feel the wind. It happens one confesses it those thoughts that no one else can hear. Indeed researching the subject I was surprised by how, over the centuries, people as well as well-known characters have dedicated phrases, poems, thoughts to the wind … more than a dedication it seems to me a faith in it. As if the movement of the air allows a passage between self and the place, a sort of liberation, at least a physical, emotional, not definable transition, for each one different and unique. To allow oneself to cross it  suddenly or intentionally, to allow oneself to reach the depths, to be robbed in a consenting way or not, of a small part of our deep thoughts.

What remains in the wind line, does not want to be a description of the atmospheric phenomenon, but the attempt to tell, to speak precisely of what happens to me, when I look for and talk to the wind.

Dance for me originates from a wound, from an opening; it allows the flow of air inside the body. Ideally, at least. This flow will be modulated through different physical qualities, transforming itself bringing contrasts and harmonies, sharp articulations, slight gestures. The physical score and its definition will be part of a process that will also include verbalization with the dancers with respect to the title. The haiku that accompanies each of my work will be sought after with the dancers, so that in addition to the physical research process, there is also a private approach, sharing and ultimately defining the purest synopsis of work.”

Manfredi Perego