Produzioni

LA SETTIMA

Lavanderia a Vapore

Sabato 12 dicembre 2020 | ore 21

 

NICOLETTA CABASSI / COMPAGNIA BORDERLINEDANZA / BALLETTO TEATRO DI TORINO

LA SETTIMA

 

PROGETTO DI COLLABORAZIONE E CREAZIONE COLLETTIVA

da un’idea di Nicoletta Cabassi

 

CREAZIONE COREOGRAFICA SULLA VII SINFONIA DI BEETHOVEN

NELLA RIDUZIONE PER PIANOFORTE di Franz Liszt

con esecuzione dal vivo

 

Coreografie Claudio Malangone e Nicoletta Cabassi

Musica eseguita dal vivo Olaf Laneri

 

 

La Settima Sinfonia nasce fra l’autunno 1811 e il giugno 1812 a Tepliz in Boemia, in comunione con l’Ottava e con le musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue. Si trovano diversi appunti anche negli schizzi del ‘Quartetto in Do maggiore op. 59 n.3′ del 1806 e nei “Taccuini” del 1808.

La prima esecuzione pubblica fu organizzata l’8 dicembre 1813 nella sala dell’università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau, contro Napoleone, dell’ottobre precedente: il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma’ La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi: opera che, come è stato tramandato non senza una punta di delusione, sconfisse risolutamente ogni altra pagina in quanto a considerazione e accoglienze da parte del pubblico.

La Sinfonia inizia con quattro accordi orchestrali di forza immane, quattro possenti rintocchi del destino, forse quattro simbolici colpi di cannone, in considerazione alla situazione della prima esecuzione pubblica. Questa la definizione celeberrima di Richard Wagner a proposito della Settima: «Questa sinfonia è l’apoteosi della danza. È la danza nella sua massima essenza, l’azione del corpo tradotta in suoni per così dire ideali».

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche. Ma come acutamente ci aiuta a capire il compositore Giacomo Manzoni, qui non si tratta di danze liete e spensierate: «Non si pensi alla danza nel senso del rococò settecentesco, queste della Settima sono danze all’aria aperta, robuste danze di massa, che trascinano nel loro vortice i sentimenti e le passioni risvegliate dagli importanti eventi sociali di quell’epoca. Si pensi alla lotta di liberazione che nel 1812 gli austriaci stavano conducendo contro Napoleone».

 

Questo è il momento conclusivo di un “atto di pensiero” che ha coinvolto in questo 1° studio i due coreografi Nicoletta Cabassi e Claudio Malangone sulla nota Sinfonia di Beethoven, la numero 7. Le idee e le riflessioni umane ed artistiche dei due coreografi si sono affiancate per dare vita ad un corpus unico.

Per Cabassi: “Assecondando l’assunto wagneriano questo è il Beethoven che più regala ai nostri giorni energia, vitalità, robustezza, nerbo e ad ogni singolo interprete è stata rispettivamente consegnata l’incarnazione di ciascuno aggettivo. Sono stati scelti il I e il IV movimento. Ovunque, dietro ogni accordo, tra le pieghe di ogni modulazione, il compositore infonde sicurezza, coraggio, determinazione, apertura alla vita, fiducia nel futuro. Esattamente ciò che ai giorni nostri non esiste più, per molteplici ragioni. Ma qui i danzatori diventano soldati della felicità, soldati del corpo e dell’espressione. In un intreccio di parti singole, duetti, trii e unisoni corali si cerca di sondare e indagare il concetto di “felicità comune” ma soprattutto del momento che precede la felicità, che spesso non conosciamo e non ci aspettiamo; all’interno di una mini comunità di individui prendono spazio i vari stati umorali ed emozionali. Inoltre un ampio e profondo lavoro sulle e con le luci (il movimento coreografico nasce assieme ad esse e non sé stante) dà corpo visivo e poetico alla scrittura coreografica nella parte iniziale che è preambolo e assaggio dello sviluppo che ci sarà nella seconda fase”.

Per Malangone: “Sapersi conoscere e osservare, aprirsi al dialogo e al confronto allo scopo di recuperare una dialettica comunitaria, di reinventarsi e di riscoprirsi all’interno di una fluidità organizzativa e creativa, in cui le strategie di ognuno diventano supporto alla ricerca artistica. Punto di partenza sono l’idea di un tragitto e quelle trasformazioni che un ambiente e un corpo subiscono durante un percorso, così come per la partitura musicale, cogliendone le metamorfosi e le contraddizioni a esso insite. Un percorso teorico e fisico che i coreografi presentano per la prima volta, indagando ed elaborando, in questa fase indipendentemente, coi 4 performers in cui le parole chiave sono presenza, percezione, spazio, tempo, atmosfera. Un viaggio che trae ispirazione tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo per condurre in un luogo intimo e caloroso, che scava nella complessità dell’organismo sociale per mostrare l’invisibile dietro ciò che è palpabile visualmente, dove si apre lo spazio per costruire drammaturgia identificandone l’essenza non nel contrasto tra i 4 personaggi ma nel confronto tra scena e pubblico”.