Stagione 2019/2020

Temporal

Rete RPA - Rete per le performing arts Coproduzione Balletto Teatro di Torino / Scene _RIVOLIMUSICA

18-01-2020 21:00

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Musica eseguita dal vivo da Julia Kent
Scultura installativa di Fabio Perino My Inner Space
Luci Gustavo Boetti
Elaborazione coreografica a cura dei Danzatori del
Balletto Teatro di Torino

Adorabile, ingegnoso, raffinato e ricco, l’ultimo album di Julia Kent si candida come l’opera più immediata e fruibile dell’artista, ma per il personale nadir creativo forse dovremo attendere ancora un po’. Nel frattempo, “Temporal” aggiunge altre interessanti suggestioni a un percorso creativo che non sembra conoscere pause.

Temporal, in uscita il 25 gennaio 2019 su The Leaf Label, e anticipato dal primo singolo Imbalance, è il quinto album della violoncellista canadese Julia Kent, costituito prevalentemente da musica scritta per accompagnare in origine spettacoli teatrali e produzioni di danza, in risposta quindi a parti testuali o coreografiche. I brani, però, sono accomunati dallo stesso imprinting emotivo e vanno a formare una specie di «meditazione sulla transitorietà e sulla natura fragile dell’esistenza».
C’è un palese recupero dell’elemento umano in queste sette nuove tracce, il corpo del ballerino/a diviene oggetto di una trasfigurazione artistica, dove musica e fisicità diventano elemento di redenzione dell’anima, in un processo creativo abbastanza semplice e lineare, che rifugge le asperità di molta musica neoclassica o sperimentale.
I vortici armonici sui quali Julia Kent modella il tutto sono molto essenziali: a volte è una melodia che si ripete all’infinito, spesso è un giro di basso o il suono del violoncello che si ripete senza sosta, elementi che creano un ossessivo beat armonico sul quale si evolvono atmosfere malinconiche e sfuggenti. 
E’ un album temerario, “Temporal”, ricco di sfide e soluzioni ardite, tra voci umane abilmente trasfigurate da sonorità ambigue e dolcemente inquietanti (“Conditional Futures”), o percussioni destabilizzate e rielaborate con timbriche aspre e drammatiche, che più di altre riescono a rappresentare la forza del nuovo progetto della violoncellista (“Imbalance”). Ed è una Kent meno austera e più incline alla fragilità melodica, quella che affida al piano le agili note di “Floating City” e a un minimalismo gothic l’interazione delle poche note di piano e violoncello di “Crepuscolo”. Anche se sono i dodici minuti abbondanti di “Last Hour Story” il fulcro espressivo di “Temporal”: un crescendo di suoni di strumenti a corda che fonde l’abilità cinematica di Max Richter con la greve energia del post-rock.

E’ un’artista attratta dalla fisicità e dall’evanescenza della danza, Julia Kent, violoncellista già membro dei Rasputina, nonché collaboratrice di Antony And The Johnsons dal 2005 al 2009. In verità, quest’attitudine creativa si è consolidata negli ultimi anni, ovvero nel periodo che ha visto la musicista collaborare maggiormente con compagnie teatrali o di danza contemporanea.
Anche se il recente progetto a quattro mani con Jean D.L. , “The Great Lake Swallows”, l’ha vista impegnata in sperimentazioni avantgarde e manipolazioni di field recording abbastanza audaci, nel nuovo disco solista Julia Kent sposta leggermente l’asse strumentale, allineandosi a sonorità più organiche e poco contaminate dall’elettronica.

Arricchisce la serata la Scultura/Installazione di Fabio Perino ‘My Inner Space’.
Pensata come uno spazio astratto in cui mettere in scena un continuo movimento simbolico e materiale di andata e ritorno tra interno ed esterno, l’installazione assume valore analitico e critico rispetto alle forme della realtà.
La luce e le geometrie formali della struttura realizzata in materiali poveri ed essenziali interagiscono, al fine di spazializzare lo spazio in un processo di emersione delle forme essenziali che delimitano la soggettività in relazione al mondo e alle altre forme di vita.